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La programmazione neurolinguistica: la mia esperienza

Seguendo lo spirito che anima l’Associazione #dallastessaparte, due volte al mese ci riuniamo per fare “autoformazione”.
Si tratta di eventi in cui un socio racconta un tema di interesse comune, che ha approfondito e che ha il piacere di condividere.
Il nostro nuovo socio Alberto Venuti ci ha fatto un bel “regalo di benvenuto”, organizzando un ciclo di incontri – tanto interessanti quanto dibattuti – sulla programmazione neurolinguistica.
A conclusione gli abbiamo chiesto un commento personale, che pubblichiamo molto volentieri perché, in modo semplice e autentico, restituisce il senso del nostro progetto comune.


L’Associazione #dallastessaparte, di cui sono socio, mi ha dato l’opportunità di presentare l’orientamento della programmazione neurolinguistica (PNL) ai colleghi, durante alcuni incontri di autoformazione.

Ho conosciuto questa disciplina psicologica per caso, mentre frequentavo il corso di laurea specialistica in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università Lumsa di Roma. Da quel momento, per i successivi due anni, ho lavorato come tutor in un’azienda che si occupa di erogare corsi di formazione e crescita personale, e ho anche collaborato con altre aziende impegnate nel medesimo settore.

Ho avuto l’opportunità di conoscere un mondo fatto di passione, crescita, condivisione, voglia di migliorare, nuove amicizie: insomma un modo diverso, e fino ad allora inesplorato, di coltivare la mia passione, la psicologia.

La prima cosa che mi ha affascinato è stato il fatto di potere mettere subito in pratica tutto quello che fino a quel momento avevo soltanto letto e imparato teoricamente dai libri universitari; ho scoperto che la pratica è fondamentale per consolidare l’apprendimento e che, ancora più importante ai fini del consolidamento delle conoscenze, è l’attività di spiegare agli altri teorie, tecniche e relative procedure di applicazione, dopo averle testate personalmente.

Il mio primo intervento, durante un corso aziendale in PNL, è stato un salto nel buio, e trovarmi di fronte a un’aula colma di corsisti è stata una emozione forte e sfidante: ho cercato di essere il più chiaro possibile, di rispondere a dubbi e domande, di assicurarmi che quanto avevo appena spiegato fosse stato veramente assimilato, di essere pronto a ricevere eventuali critiche.

Ricordo ancora quella emozione e adesso la associo alla PNL stessa.

Spesso questo orientamento è oggetto di forti critiche e dubbi che, in qualità di trainer, non di rado mi vengono rivolti.

Come recita uno degli assiomi della comunicazione presi in prestito dalla PNL: “dietro l’obiezione c’è l’informazione”. Quindi ben vengano le obiezioni, in quanto danno a me l’opportunità di migliorare, e alla PNL la possibilità di perfezionarsi sempre più e offrire, a chi intende approfondirla, teorie e tecniche di valore.

Una delle critiche più frequenti che mi capita di sentire è: “la PNL è manipolazione!”.

A questa obiezione, rispondo che, per il solo fatto di essere al mondo, volenti o nolenti, stiamo già manipolando la realtà: il fatto di occupare uno spazio fisico e di interagire con gli altri è di per sé “manipolatorio”.

Forse il vero senso della questione sta nell’accezione negativa che viene data alla parola “manipolazione”, intendendo con questa il costringere qualcuno a fare qualcosa.

A questo punto subentra la questione etica di cui, a mio parere, non può occuparsi una disciplina psicologica, che è soltanto uno strumento: penso che la responsabilità relativa all’utilizzo di qualsiasi strumento non sia dello strumento stesso, ma della persona che se ne serve.

Ma cos’è la programmazione neurolinguistica?

La PNL nasce dall’incontro, intorno agli anni ’70 del secolo scorso, di Richard Bandler – informatico – e John Grinder – linguista – presso l’Università di Santa Cruz, in California.

Ė celebre la prima opera scritta dai due studiosi “La struttura della magia”. Bandler e Grinder decisero di analizzare il lavoro degli psicologi e psicoterapeuti più validi del loro tempo, come Fritz Pearls, Virginia Satir, Milton Erikson, allo scopo di carpire i segreti della loro bravura, e di sistematizzare, in maniera semplice e fruibile da tutti, le teorie e le tecniche da loro utilizzate.

Per questo la PNL viene definita come:

lo studio dell’esperienza soggettiva e del modellamento dell’eccellenza.

Il fatto che ogni persona abbia una prospettiva unica attraverso cui guardare la realtà e il fatto che “l’eccellenza”, intesa come il modo più efficace attraverso cui raggiungere i propri obiettivi, sia qualcosa a cui tutti possono aspirare, sono alcuni dei capisaldi su cui si fonda la PNL.

Inoltre, la programmazione neurolinguistica non è una scienza, come molti erroneamente affermano, ma una disciplina psicologica che si fonda anche su basi neuroscientifiche, come ad esempio il funzionamento dei neuroni specchio, scoperti nei primi anni ‘90 dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti.

La PNL, ancora, nasce come metodo terapeutico ma con il passare degli anni ha trovato applicazione anche in altre discipline come il counselling, il coaching, la formazione per giovani e per adulti, il team building, il public speaking, lo sport, la vendita, la selezione e la gestione delle risorse umane e molti altri ancora.

Per me la PNL ha rappresentato e rappresenta tutt’ora una chiave attraverso cui compiere una delle  attività più difficili di sempre: guardare il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona, per aumentare al massimo la possibilità che ho di capire gli altri e di aiutarli a stare meglio.